Sant'Umile da Bisignano

SANT' UMILE DA BISIGNANO A MESORACA (KR)

Frate Umile da Bisignano entrò fra i Minori nel noviziato di Mesoraca.
Padre Antonio da Rossano e Padre Cosimo da Bisignano, superiore del Convento, erano incaricati della formazione dei giovani. Lucantonio Pirozzo a Mesoraca, svestì l’uomo vecchio per  indossare l’1 settembre 1609 le serafiche lane di fratello laico assumendo il nome di frate Umile da Bisignano.
Durante l’anno di noviziato accaddero numerosi fatti prodigiosi, fra i quali possiamo annoverare quello accaduto un giorno, nel giardino del convento, durante la pausa dei novizi. In questa occasione il suo maestro gli disse: “Frate Umile vedi tu quell’uccelletto che dolcemente sta cantando sopra quell’albero? Se tu sei obbediente ed umile, come ti tieni, farai venire nelle tue mani quell’uccelletto e me lo donerai”.
Immediatamente  frate Umile obbedì, si rivolse verso il volatile e lo chiamò, l’uccellino discese dolcemente fra le mani del frate che lo donò al maestro, che attonito esclamò: “Come tu l’hai preso prigione nelle tue mani, semplicemente col merito della santa ubedienza, così anco sta bene darli libertà, acciò ritorni a lodare Iddio col suo canto, conforme prima”.

Un giorno si recò da due suoi confratelli novizi, frà Antonio da Crotone e frà Antonio da Policastro e diede loro alcuni consigli per resistere alle diaboliche tentazioni, li ammonì, inoltre, di seguire perfettamente i consigli altrimenti sarebbero usciti dalla vita religiosa. Pochi mesi dopo i due novizi si dimenticarono dell’ammonimento e così furono espulsi dall’Ordine.

Di notte dormiva solo due ore dopodichè diceva: “Su misera anima mia esci da questa cella, ch’è tempo ormai d’andar in chiesa a ritrovar il tuo Signore, ch’hai sì vilmente e sì bruttamente offeso. Sta su, presto rompi e spezza queste catene, sciogli queste funi e questi legami dei tuoi peccati e vattine al tuo Dio, che benignamente t’aspetta a penitenza e perdona. Via su anima mia andiamo a queste ore così tardi e profondo silentio dela notte in qualche luogo rimoto e solitario della chiesa a ritrovar Iddio incarnato, che per tuo amore se ne sta secretamente sotto la specie del pane nell’altare e gionta con tutto il cuore, umiliandosi dinanzi alla sua grandissima maestà, o vero a quell’infinita onnipotenza del Padre, Figliuolo e Spirito Santo e, prostrata a terra leva gli occhi verso il paradiso e quasi parlando con lui accusa e vitupera te stesso e lui lodando e magnificando, raccontali i tuoi peccati commessi”.
Sceso in chiesa, inoltre, ripeteva: “O Padre mio celeste, io sono quella peccatrice anima e sfacciata meretrice, già sposa vostra, che cotanto ha offeso la Maestà Vostra infinita con tanti gravi peccati, ch’io non li posso numerare. Perdonate mio Dio questo poverello di frà Umile indegno riformato, mentre vi domanda perdono”.
Dopo aver pronunciato queste parole procedeva a flagellarsi per mezzo di una catena di ferro o di una pietra per almeno un’ora, fino a quando il suo corpo non era ricoperto di sangue e mentre fustigava il suo corpo ripeteva: “O sfacciata anima mia ingratissima, et in degnissima, che non sei degna d’esser creatura di Dio, per tanto o cieli, o terra, o acqua, o fuoco, o aria, o lupi, o leoni, o orsi, o tigri, e più crudeli animali venite e squarciate e sbranate questo misero corpo, o serpenti, o aspidi, o dragoni e più velenosi animali venite e mordete e lacerate questo mio misero e scelerato corpo. O diavoli, o demonij venite con Asmodeo, Belzabul, Satanasso insieme con Lucifero vostro principe e fate vendetta di me misero et iniquo peccatore, che non ha fatto altro ch’offendere Iddio. Finalmente dico a voi tutte creature di Dio, venite contro questa iniqua anima e fatene un crudel strage di tante ingiurie et offese, che ella ha fatto sfacciatamente al vostro signore, creatore e Dio. Ma ecco o mio Dio son venuti tutti questi che ho chiamato, in particolare li diavoli, tormentino me meschino e scelerato, per tanto dateli licenza e permettete che mi abbrugino e tardino col fuoco dell’inferno, poiché non solo sono degno comparire avanti la M.V., ma ne anco con le altre creature” (1).

 Dopodichè si rimetteva a pregare:
O Padre, o Figliuolo, o Spirito Santo, o Padre eterno, o Figliuolo sapienza del padre, o Spirito Santo amor, e fuoco divino, affogatemi in questo mare d'amore, e sommergetemi in questo Pelago, ed abissatemi in questo abisso d'amore, e della Santa Perfettione.
O Santissima Trinità abruggiatemi, e consumatemi in quest'ardentissima fornace del vostro amore. O Santissima Humanità del mio Giesù pregate per me, come huomo, e datemi come Dio mio Creator, e Redentor questo Santo Amore.
O Maria Madre di Dio, ed Avvocata di tutti gli peccatori, ed in particolare di me povarello, più di tutti i peccatori vilissimo, à Voi ricorro Maria Vergine, Concetta senza alcuna macchia, o neo di peccato, Voi chiamo in aiuto, a Voi mi raccomando o Santa Maria, impetrami questo Amore, ottenemi questa perfettione.
O Angeli, o Arch'Angeli, o Dominationi Principati, o Potestà, o Virtù, o Cherubini, o Serafini aiutatemi a pregare per me, ed impetratemi colle vostre Sante preghiere questo Santo Amore.
O Michaele, o Gabriele, o Rafaele, o Angiolo mio benedetto custode non mi abbandonate, ottenetemi questa Santa Perfettione, e questo Santo Amore.
O Celesti, e benedetti Spiriti, con tutti li Santi, e Sante, e Corte tutta del Paradiso, io vi prego, e scongiuro per li meriti di Maria sempre Vergine, Regina vostra. Per le viscere di Giesù Rè vostro, e vostro Dio, per le sue Santissime piaghe, per il suo pretiosissimo Sangue, deh di gratia aiutatemi Spiriti Celesti, e Beati, ascoltate le mie voci, mirate il mio bisogno, guardate la miseria, e la mia bassezza, o Ministri, o Paggi, o Secretarij del mio Dio chiedeteli per me il Santo, e benedetto Amore, questa Santa Perfettione”.

Molte persone si recavano quotidianamente nel convento di Mesoraca attirate dalla fama di frate Umile, disturbando il più delle volte la tranquillità e la meditazione dei frati. Un giorno andò al convento molta gente, proveniente da Figline, per parlare con l’umile frate bisignanese. Il Padre Guardiano rimproverò Frà Umile per il disturbo arrecato da quella moltitudine di gente e gli ordinò di allontanarsi dal convento fino a quando non vi fosse tornata la quiete.
Frà Umile obbedì al Superiore, il quale si ricordò del rimprovero e della punizione inflittagli soltanto alle due di notte, mandandolo a chiamare. I tre frati incaricati di trovare il religioso, tra cui v’era frà Domenico da Crucoli, non riuscirono nel loro intento, ritornarono dal Padre Guardiano che li consigliò di urlare il nome del frate da un luogo chiamato Acqua della Mortella.
Usciti nuovamente dalla porta del convento, i tre frati trovarono il Servo di Dio poco distante, in preghiera, rapito in estasi, con le braccia incrociate sul petto ed il viso rivolto al cielo e, fatto prodigioso, nonostante stesse piovendo ormai da alcune ore, l’umile fraticello non era per niente bagnato. Lo portarono dal Padre Guardiano che, invece di accoglierlo benevolmente, lo rimproverò nuovamente per essersi, a parer suo, addormentato lontano dal convento.
Umilmente non rispose nulla e si ritirò nella sua cella, dove rimase in estasi fino al mattino seguente.

Trascorso l’anno di noviziato venne il momento di dover recitare la Regola a memoria e, nonostante gli sforzi compiuti, frà Umile non riusciva per nessun motivo ad impararla, cosicché il giorno prima gli fu consigliato di preparare le valige e di ritornarsene a casa. Senza turbarsi frà Umile scese in chiesa ed, inginocchiandosi davanti alla statua della Madonna, esclamò: “Signora mia, son venuto a domandarti licenza, perché ho da esser sin’al mio paese, giacchè i frati mi hanno giudicato indegno della loro santa compagnia, mentre non ho potuto imparare la Regola per spatio d’un anno intero. Onde poiché il Signore non mi vuole nell’Ordine, bisogna che mi abbi pazienza, per ciò mia signora ti dimando licenza”. Una voce soave riempì la chiesa: “Va frà Umile, che questo sarà pensiero mio, quando ti toccherà recitar la Regola”.
Il giorno successivo furono riuniti tutti i novizi per far recitare loro la Regola e anche frà Umile si presentò e, benché tutti fossero convinti che non vi sarebbe riuscito, egli la recitò interamente. Tutti i presenti si riempirono di gioia, poiché erano talmente affezionati al frate da rimanere troppo dispiaciuti se fosse uscito dall’Ordine.

A Mesoraca frate Umile fece ritorno una seconda volta, voluta dai Superiori come compimento definitivo delle dure prove per accertare la natura e l’identità della sua virtù cristiana, per passare due anni di rigoroso ritiro, con proibizione assoluta di aver contatti con religiosi e con secolari. Nemmeno una parola di lamento uscì dalla bocca del frate. Egli ripercorse con pazienza la via di qualche anno prima, quando all’anima anelante arrideva la visione del noviziato.

Nei due anni di prova il Santo seguì un regime di vita ordinatissimo e metodico. Assisteva alla prima Messa, si comunicava, dedicava qualche ora alla preghiera comune, spesso accompagnata dall’estasi, prendeva una refezione poverissima e passava il resto del giorno negli umili servizi dell’orto. Venuta l’ora di Compieta, partecipava al coro e, a tarda ora, si concedeva un brevissimo riposo. Ma la sua conversazione nei cieli non subiva soste, anzi s’intensificava, quanto più attorno a lui si stringeva l’anello umiliante della segregazione e del disprezzo (2).

Si narra che nel convento di Mesoraca il giorno della festa della Madonna delle Grazie, la Beata vergine permise al poverissimo e devotissimo frate bisignanese di assistere a tutte le messe che, in quel giorno di festa, si celebravano in onore della Signora dei Cieli, una dopo l’altra in tutto il Mondo.

Sempre nel Convento di Santa Maria delle Grazie, vi fu un periodo di quattro mesi durante i quali i confratelli furono perseguitati dai demoni che, a notte inoltrata, lanciavano grossi massi addosso ai preti in preghiera che solo per volontà divina non colpivano nessuno. La mattina, inoltre, la chiesa era piena di enormi sassi.
Il Padre Provinciale decise di chiamare Frate Umile. Giunto nel convento i demoni non ebbero più l’ardire ne il potere di avvicinarvisi nuovamente per spaventare i frati.
Poco tempo dopo un frate novizio, sotto inganno del diavolo, si levò in estasi davanti all’altare maggiore del convento. Fu chiamato frà Umile per scoprire se si trattasse di un dono divino o di un inganno del malefico signore degli inferi. Il Servo di Dio iniziò a dialogare con il novizio, ponendogli alcuni difficili quesiti e svelò rapidamente il diabolico inganno. I demoni si scagliarono di conseguenza contro di egli e, per qualche notte, entrarono nella sua cella e lo malmenarono.

Il padre frà Benedetto da Cutro, custode provinciale, ordinò ad un novizio di nome frà Francesco da Bisignano che dimorava nel convento di Mesoraca di rimproverare frà Umile ogni qual volta lo incontrava. Il frate novizio eseguì il comando, rimproverando il devotissimo frate che di fronte ai continui richiami si inginocchiava e chiedeva perdono.
Nonostante tutto, nel caso in cui qualche superiore riprendeva il frate novizio, frate Umile era il primo a difenderlo dicendo: “per carità, padri e frati miei, lasciatelo dire, che dice bene poiché se il superiore non mi conoscesse difettoso, Iddio non permetterebbe che costui mi riprendesse, ma perché sono tale, non solo son degno di corretione ma di castigo: per tanto quando nell’occorrenze io sarò ripreso, lasciate in cortesia fare l’ubidienza al devoto novizio, le cui ammonizioni e correzioni ricevo volentieri”.
Qualche anno dopo frà Umile andò a trovare frà Francesco nel convento dove dimorava e gli disse: “Padre frà Francesco non si ricorda adesso lei di quelle riprensioni, mi faceva nel convento di Misuraca, di gratia vada a sedere in quel luogo e facciami come si esercitava allora, quando era novizio in correggermi et ammonirmi”.
Allora egli rispose: “fratello adesso non mi sta bene, poiché non mi viene ordinato e comandato dal mio superiore, come quando ero novizio, perciò se V.R. vuole esercitarsi nell’umiltà bisogna manifestar questa volontà al superiore, che li siano fatte da altri le corretioni e riprensioni”.

(1) Vita, morte e miracoli meravigliosi del devotissimo et umilissimo servo di Dio e di Maria Vergine frat’Umile da Bisignano- P. Giacomo da Bisignano.
(2) Bibliografia: I fioretti del B. Umile da Bisignano- Mons. Michele Dionisalvi