Canto - Inno

ECCE HOMO!

 (Canto pop. per le Feste Centenarie del 1934. Musicato dal P. Egidio Caggiano o.f.m. e da Attilio Poleggi)

Così t’ha compianto l’intento Isaia,

di tutte le colpe la Vittima pia,

qual tenero agnello tradotto al macello:

straziato che d’uomo l’aspetto non ha.

 

-      Gesù nello scempio pei nostri peccati

           concedi ai traviati perdono, pietà.

 

E’ turpe di sangue la faccia si’ vaga,

il corpo à flagelli par tutto una piaga;

lo sguardo si vela, le lagrime cela,

ma il cuore sospiri di amore sol dà.

-      Gesù ecc.

 

Col manto, le spine, lo scettro di scherno,

al volgo incitato dall’ira d’inferno,

se fosse mai domo, fa mostra dell’Uomo

il giudice iniquo per bieca viltà.

-      Gesù ecc.

Un urlo prorompe ai Cieli esacrato,

si compia il delitto di un popolo ingrato;

infuria la folla non d’odio satolla;

la Croce! la Croce! che pronta vien già.

-      Gesù ecc.

O sangue innocente versato per noi,

lavacro di falli, discendi su’ tuoi,

per l’orride pene sii fonte di bene

di eterna salvezza Tu pegno ci stà.

-      Gesù ecc.

Accogli benigno le fervide genti

che all’ara Tua santa si prostrati fidenti,

Tu dona la pace, la gioia verace

e grazie celesti che il mondo non sa.

-      Gesù ecc.

 

Sac. Prof Giuseppe Ravasi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INNO AL SS. ECCE HOMO

Versi del  P. Pacifico Zaccaro o.f.m. -  musica del Maestro Sac. Giosuè Macrì

 

Non più tra crudi spasimi

s’oda di morte il grido,

Gesù, d’amore un cantico

suoni per ogni lido.

Non di spregiata porpora

ma di decor vestito,

volgi lo sguardo agli orfani

al peccator pentito.

-      Rit.: Deh, vieni, o Re Pacifico

            trionfa in ogni cuor!

Fiere tempeste scuotono

ancor la nostra terra,

conforta i figli miseri

offesi dalla guerra.

Cura, Gesù benefico,

il sangue e le ferire,

allevia i nostri triboli

con il tuo sguardo mite,

-      Rit.:

Se un dì da la nequizia

di sangue fosti asperso,

or siedi Re dei secoli,

Signor dell’universo.

i nostri petti sciolgano

gravi e fidenti un coro,

per i portenti innumeri

che concedesti loro.

-      Rit.:

Al tuo passaggio cadono,

oh gran prodigio! al suolo

più di locuste nuvoli

in un momento solo

Se i forti muri crollano

per repentino moto,

il tuo devoto popolo

proteggi dal tremoto.

-      Rit.:

Al primo prego sgombrano

le nuvole dal cielo;

le messi già biondeggiaflo,

fiorisce il pesco e il melo.

No, coi Giudei fedifraghi

non griderem giammai

A morte il Re dei secoli!

Tu nostro Re sarai.

-      Rit.:

Tu sei terror degl’inferi

se scettro anche non hai;

se i Farisei T’irrisero

sul mondo regnerai.

Dov’è quel bieco giudice

che ti dannò alla morte?

dov’è dei ciechi barbari

la furibonda corte?

-      Rit.: 

Anche per voi, o perfidi

nuovi tiranni spira

da mano dell’Altissimo

fiera vendetta ed ira.

PeI tuo dolor perdonaci,

tutti peccammo assai;

fà che il tuo Sangue inutile

scorra per noi giammai.

-      Rit.:

Se un dì la turba perfida

crudel, Ti ha flagellato,

e il tuo capo languido

di spine ha incoronato,

Oh, Dio clemente, lagrime

sgorgan dagli occhi a noi!

or che tra preghi e cantici

conforti i figli tuoi.

-      Rit.: